Crescere. Diritto e dovere?

di Rosario Lupo, pp. 161-177

Il minore è solitamente visto come titolare di diritti e quasi mai si disserta dei suoi “doveri”; al proposito la legislazione prevede una norma alquanto insoddisfacente, l’art. 315 bis c.c., sui doveri dei minori nei confronti dei genitori (rispetto, contribuzione al mantenimento della famiglia durante la convivenza) priva però, a livello anche giurisprudenziale, di portata pratica. Dall’istituzione del Tribunale per i Minorenni (1934) all’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale minorile (1989) vi è stata una significativa evoluzione legislativa che ha avuto come caposaldi i principi ricavabili dalla ricca e attenta normativa convenzionale internazionale e dalla Costituzione. L’indubbio dovere del minore di rispettare le regole si concretizza sul piano giudiziario attraverso una serie di misure, per lo più amministrative (art. 25 legge minorile che prevede l’affidamento al servizio sociale e l’inserimento in comunità dei minori con condotte e carattere irregolari) e penali (sottoposizione a processo penale e previsione di istituti, quali la messa alla prova – art. 28 d.p.r. 448/88 – che aiutino il minore alla rieducazione e al reinserimento sociale). Si sottolinea, sotto quest’ultimo profilo, la funzione di responsabilizzazione del minore e di cambiamento del rapporto non solo con se stesso ma anche con l’altro, inteso sia come vittima del reato che come società. Si sottolinea in conclusione come gli adulti hanno l’obbligo di fornire gli strumenti, che il minore deve imparare a utilizzare al meglio, imparando a vivere secondo il rispetto delle regole: può quindi sostenersi la convivenza tra un diritto e un dovere di crescere?

Parole chiave: Diritto e dovere, messa alla prova, responsabilizzazione, cambiamento.

 

Growing up. Right and duty?

Abstract: The child is usually seen as having rights and almost never disserts of his “duties”; about the legislation provides for the rule rather unsatisfactory, the art. 315 bis c.c., on the duties of children towards their parents (respect, contribution to the maintenance of the family during the cohabitation) without however, also at the level of case law, of practical significance. Since the establishment of the Juvenile Court (1934) the entry into force of the new Code of Criminal Procedure child (1989) there was a significant legislative development that has had as cornerstones of the principles to be drawn from the rich and careful conventional international law and Constitution. The undoubted duty of the child to respect the rules led the judicial level through a series of measures, mostly administrative (art. 25 law involving child custody to social services and integration into the community of children with conduct and irregular character) and criminal (subjection to criminal trial and forecasting institutes, such as the testing – art. 28 d.p.r. 448/88 – to help the child at the rehabilitation and social reintegration). It points out, in this last respect, the function of empowerment of the child and changing relationship not only with themselves but also with each other, both as a crime victim that as a society. It is stressed in conclusion as adults have an obligation to provide the tools, the child must learn to use the best, learning to live according to the compliance with the rules: it can therefore be argued coexistence between a right and a duty to grow?

Keywords: Right and duty, tested, empowerment, change.

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