Il dolore e l’offesa. La violenza di fronte al tradimento amoroso nell’esperienza della famiglia romana

di Patrizia Giunti, pp. 129-146

 

Dopo aver sottolineato la peculiare posizione della famiglia all’interno del diritto, come istituto autonomo che ha sempre opposto resistenze all’intervento del legislatore, l’Autrice passa ad analizzare le modalità con cui il diritto romano ha affrontato il tema della violenza all’interno della famiglia ed in particolare dell’omicidio conseguente al tradimento amoroso. Mentre nel primo corpus di regole formalizzate, le XII Tavole che la tradizione fa risalire a Romolo, il marito era legittimato ad uccidere la moglie adultera colta in flagrante, all’inizio dell’era Repubblicana, Ottaviano Augusto limita il potere del pater familias, ponendo un esplicito divieto all’uccisione della moglie fedifraga, anche se colta in flagrante. Con il divieto posto al marito di uccidere la moglie infedele, l’adulterio viene sottratto all’ambito privato della vendetta familiare e consegnato alle forme di un processo pubblico. I limiti posti da Augusto ai poteri del pater familias, vengono tuttavia superati poco più di un secolo dopo. Con le modifiche alla legge augustea operate dall’imperatore Antonino Pio, al marito omicida viene riconosciuta l’attenuante di essere stato emotivamente sconvolto dalla scoperta dell’infedeltà della moglie e viene di fatto nuovamente legittimato l’omicidio in seguito ad adulterio. Lo sconvolgimento emotivo, invece di essere riconosciuto nella sua pericolosità sociale, diviene una giustificazione per un trattamento sanzionatorio più lieve e tale ha continuato ad essere per secoli fino a pochi decenni fa quando, con la legge 442 del 5 agosto 1981, è stata abrogata dal nostro ordinamento la norma sull’omicidio d’onore.

Parole chiave: Famiglia, diritto romano, adulterio, pater familias, sconvolgimento emotivo, delitto d’onore.

 

The pain and offense. The violence in front of the betrayal of love in the experience of the Roman family.

Abstract: The essay has the intent to propose a review of profiles historically and culturally relevant of gender violence and its manifestation in family, in particular regarding the ongoing affective relations. Moving from the archetype of Greece tragedy, a model representing the complexity of human psyche, the essay examines the juridical experience in ancient Rome. From the most remote age of monarchy the roman legislation shows, and will confirm throughout the centuries, its proper attitude of suppressing the female betrayal, and therefore betrayal as a crime punishable by law only if committed by a female. In front of the double value of the offense of female betrayal conduct (lesion to the biological integrity and the honor of the family) the roman sources recognize a “right” (iustus dolor) suffering of the betrayed husband and therefore short tempered which might be released in a homicidal violence which is not punishable. The attempt of emperor August, at the beginning of the Cristian era, to abolish the private vengeance, making the emotional arousal of the husband not a fundamental for his exemption from punishment but an indicator of his being dangerous to society, would not have met the favour of history.

Keywords: Family, Roman law, adultery, pater familias, emotional upheaval, honor killing.

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About the Author: Giovanni Campolo